martedì 13 ottobre 2009

MODENA - «Autobus in pieno caos, quali soluzioni dalla giunta?»





Le voci di clamorosi disservizi di Atcm a seguito del nuovo piano di percorsi, turni, orari, iniziano a raggiungere le stanze del Consiglio comunale.

Secondo i dirigenti Atcm, l’aumento del biglietto era dovuto al miglioramento del servizio, ma i fatti li hanno decisamente smentiti.

Gli utenti intervistati questa mattina, con già in tasca i preziosissimi abbonamenti, si chiedono se e in quali tempi l’amministrazione intende occuparsi dell’urgente necessità di tutelare il loro diritto al trasporto.

Apprendo dai giornali segnalazioni di disagi sulle linee 3 e 14.

L’inverno si avvicina e dover ripiegare sulla buon vecchia bicicletta non sarà più possibile, speriamo che a forza di segnalare il problema qualcuno su negli uffici Comunali o Atcm ponga fine al disservizio.


IlSandrone

RIVARA - Stoccaggio Gas, Beppe Grillo scende di nuovo in campo con le liste civiche a Cinque stelle!












«Sto già arrivando!...».

Beppe Grillo risponde così alle liste civiche a Cinque stelle di Bomporto, Mirandola e San Prospero, che hanno invitato sul posto il comico genovese per intervenire nel merito del problema riguardante il megadeposito e stoccaggio gas di Rivara.

«Un deposito colossale di gas in una zona sismica è un'idea geniale» – ha scritto Grillo in una lettera rivolta alle liste civiche e pubblicata sul suo sito web assieme alla missiva modenese.

Purtroppo nei giorni precedenti le ultime elezioni amministrative, con un escamotage ipotizzato e temuto, l’Autorithy per il mercato e la concorrenza nonché quella per l’Energia hanno dichiarato il progetto di Rivara di “elevato interesse per il sistema italiano”, mettendo così in scacco i cittadini e ipotecando pesantemente la possibilità che le ragioni della sicurezza prevalessero su quelle dell’interesse economico.
Bisogna continuare sulla strada intrapresa dal Comune di Finale e dai proprietari del fondo Lumachina, che si sono accordati per rendere inedificabile il fondo e contrastare l'impianto».

Non è la prima volta che la verve di Grillo affronta il tema di Rivara: già a Maggio di quest'anno infatti, durante il suo spettacolo - comizio al parco Amendola di Modena, aveva invitato sul palco alcuni esponenti dei comitati no-gas e si era schierato contro l'eventualità dell'impianto in territorio rivarese.

Oggi Grillo rilancia la campagna ostile al progetto di Erg Rivara Storage e preannuncia addirittura un suo imminente arrivo nella Bassa, dove sarà accolto dalle liste civiche formatesi sull'onda della contestazione grillina.

E sono proprio i rappresentati delle liste, in attesa dell'arrivo della loro carismatica guida, a non fermarsi alla questione gas, riportando in discussione anche altri temi ambientali che riguardano l'Area nord:«Questo territorio è interessato da altre opere di pesante e insostenibile impatto ambientale: un’autostrada regionale di attraversamento, un inceneritore di biomasse derivante dalla riconversione dell'ex zuccherificio di Finale, una megadiscarica a uso provinciale, sempre a Finale.
Opere cui siamo fermamente contrari e che invece, stranamente, vedono tutti i sindaci schierati a favore della loro realizzazione».

Il movimento non si arrende e continuerà a vigilare sui nostri amministratori locali, il cittadino ha capito che è fondamentale informarsi e partecipare in prima persona alla cosa pubblica.

giovedì 1 ottobre 2009

MODENA – Boom di protesti in provincia!


L’importo complessivo, nei primi otto mesi del 2009, ammonta a 29 milioni.



I portafogli dei modenesi sono sempre più «leggeri», per le difficoltà del momento essere in possesso dei soldi per saldare le scadenze non è sempre possibile e, per reazione, è in aumento il numero delle persone iscritte nei registri dei protesti.
Secondo quanto riferiscono i dati raccolti dalla Camera di Commercio di Modena, nei primi otto mesi del 2009, l’importo complessivo dei protesti nel nostro territorio è aumentato del 68,82% rispetto al medesimo periodo dello scorso anno.
Sulla base delle stime, il totale degli effetti protestati in provincia (al 31 agosto di quest’anno) ammonta a 29 milioni di euro.

Riguardo la tipologia degli effetti, si nota un aumento maggiore nelle cambiali e tratte rispetto a quello degli assegni.

Un altro segnale che desta preoccupazione, secondo l’ente camerale, è un abbassamento
delle cancellazioni di protesto.
Le istanze presentate dal debitore e accompagnate dalla dimostrazione di aver ottemperato
al proprio obbligo, hanno prodotto - nei primi otto mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo 2007- una diminuzione del 28,06% degli effetti cancellati, cui ha fatto seguito, nello stesso periodo di quest’anno un ulteriore abbassamento dell’13,63%.
Considerando, infine, l’aumento dei protesti e la diminuzione delle cancellazioni quella che appare è una realtà difficile nella quale un numero sempre maggiore di imprese e privati non è in grado di far fronte agli impegni di spesa presi, attanagliati da scadenze e mancanza di liquidità.
La Camera di Commercio, grazie al registro informatico, è in grado di tenere monitorata la situazione in tutta la provincia di Modena.

L’informatizzazione del sistema, avvenuta nel 2000, in sostituzione della pubblicazione cartacea, rende possibile un aggiornamento rapido dei dati (entro il 15° giorno di ogni mese sono disponibili gli effetti del mese precedente) mentre l’indicazione obbligatoria del
codice fiscale della persona o dell’impresa rende certo il risultato della ricerca.

Trattandosi di pubblici registri è possibile consultarli direttamente agli sportelli preposti o attraverso il collegamento TelemacoPay, e rappresentano un valido strumento di lavoro nei rapporti commerciali, ad uso prevelente di imprese,istituti di credito e di chiunque vi abbia interesse.

MODENA - «Crisi economica, vivere in città è sempre più difficile»


La denuncia delle associazioni: «Famiglie sul lastrico. Volano i prezzi degli alimentari e le tariffe»

Vivere a Modena è sempre più difficile. Per le famiglie, per i pensionati, per chi ha in mano un contratto a tempo determinato, per chi è in cassa integrazione e per chi è rimasto, da una settimana all’altra, senza lavoro con bollette o rate del mutuo da saldare.
La crisi, tutt’altro che superata, non ha fatto sconti al nostro territorio dove - in linea con quanto sta accadendo in tutto il Paese - si stanno ripresentando le problematiche che impensierivano quando i portafogli non erano così «leggeri».

Stiamo parlando del continuo aumento dei prezzi (in testa, come mesi fa, ci sono i generi di prima necessità come pasta o pane) e del conseguente crollo dei consumi (dal -2,5 al - 3% mentre le vendite a rate hanno registrato persino un - 20%), del caro-mutui, delle tariffe sempre più salate e dell’impennata degli affitti. Per non parlare, poi, del puntuale ricorso al credito al consumo (anche per gli acquisti di tutti i giorni) e del difficile rapporto con gli istituti di credito che, oltre a creare disagi alle imprese, spinge chi ha esigenze di denaro alla ricerca di fondi anche senza le giuste garanzie.

Per tutte queste ragioni, le associazioni dei consumatori sono scese in piazza per esporre precise richieste al Governo.
Mentre a Roma i rappresentanti nazionali si sono dati appuntamento in piazza Montecitorio e in piazza Belli davanti alla sede di Confcommercio, nei giorni scorsi a Modena, le sezioni locali di Federconsumatori, Adiconsum, del Movimento consumatori e dell’Adoc hanno fatto il punto sulla situazione denunciando le difficoltà portate dal carovita che quotidianamente incontrano
le famiglie e i lavoratori.

«Vivere a Modena oggi è molto difficile – ha esordito il presidente provinciale di Federconsumatori Renza Barani - e sono le fasce più deboli, pensionati in testa, a subire le conseguenza di questa crisi.
I bilanci familiari da qualche tempo sono messi a dura prova e su questi, ora gravano di nuovo i rincari dei prodotti alimentari, in particolar modo di pasta e pane, e i ricarichi che avvengono nel passaggio dal campo alla tavola, pari al 347% solo nel caso dei pomodori.
A essere soggetti a queste logiche speculative - ha continuato Barani - sono i beni di base dell’alimentazione quotidiana, i cui aumenti incidono fortemente sulla spesa della famiglie meno abbienti che hanno subito un calo del potere d’acquisto di 980 euro all’anno e di 85
per quelle a reddito fisso».

«In un quadro così delicato - ha aggiunto il responsabile provinciale di Adiconsum Angelo Ferrari Valeriani - pesano anche i costi delle tariffe e delle bollette energetiche.
Per un lavoratore in cassa integrazione è difficile pensare anche a queste spese, oltre al mutuo o all’affitto.
Per questo si verifica un continuo ricorso al credito al consumo che non fa altro che indebitare ulteriormente chi è già in difficoltà. Occorre che i Comuni e gli enti locali intervengano a sostegno delle imprese e che il Governo metta in atto misure concrete. E’necessario avviare un processo di detassazione per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati rimodulando le aliquote Irpef e prevedendo ulteriori detrazioni.
Servono interventi urgenti per abbattere i prezzi e fare ripartire i consumi, nonché per sostenere i lavoratori che hanno perso il lavoro o stanno usufruendo degli ammortizzatori sociali».

Nonostante le rassicuranti parole del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, sono certo che anche nel modenese, considerata da sempre un’area altamente produttiva, sarà un autunno davvero difficile per imprese e famiglie.

La crisi non è superata, ci aspettano momenti duri ed è necessario, in attesa delle manovre del Governo, pianificare interventi a sostegno dell’economia locale.
E’ il momento che i nostri amministratori comunali comincino a studiare e mettano in programma aiuti alle famiglie, per evitare che ricorrano a finanziamenti o altre pericolose forme d’indebitamento.

martedì 29 settembre 2009

MODENA - ENERGIA PULITA, da Monaco a Modena con l’idrogeno!












Finalmente al via i lavori per una rete di 5 distributori.

L’ obiettivo del progetto, elaborato dall'Istituto per innovazioni tecnologiche (Iit) di Bolzano, è di costruire una stazione di rifornimento di idrogeno ogni 100 km tra Monaco di Baviera e Modena.

E' iniziata all'uscita del casello di Bolzano sud dell'Autostrada del Brennero la costruzione
di un impianto pilota che sarà in grado di produrre e distribuire idrogeno.
L'impianto fra poco più di un anno sarà in grado di produrre 250 metri cubi di idrogeno al giorno e 2 milioni di metri cubi all'anno.
Il progetto, approvato dall'Autobrennero nell'ottobre 2007, prevede un investimento da parte dell'A22 di 10 milioni di euro, cui si aggiungeranno 6 milioni per l'elettrolizzatore che sarà finanziato all'80% dall'Unione europea.
Cinque gli impianti previsti: il primo, al Brennero, sarà alimentato da un sistema eolico, il secondo, quello in costruzione a Bolzano sud, verrà alimentato con energia idroelettrica, il terzo, a Nogaredo, sarà alimentato da un sistema fotovoltaico.

Gli ultimi due impianti, nei pressi di Verona all'intersezione con l'A4 e, appunto, all'intersezione con l'A1, nei pressi di Modena, verranno alimentati con fonti energetiche rinnovabili
ancora da definire.

MODENA - Sicurezza, adesso si invertono le parti, il Pd chiede rinforzi a Roma, il Pdl vota «No!»


Ha davvero dell’ incredibile questa faccenda, ma purtroppo per i poveri contribuenti modenesi è tutto vero!.
In uno degli scorsi consigli comunali, la maggioranza, per far fronte alla grande richiesta di sicurezza di cui Pdl e Lega ci hanno ormai convinti che non possiamo proprio più far a meno, ha chiesto 25 agenti al ministero.
L’inverosimile posizione di Pdl e Lega contraddicendo a tutte le chiacchiere spese in questi mesi sul tema della sicurezza, è stato quello di bocciare l’ ODG!.

Mi risultava che temi come «ordine e disciplina» fossero sposati e coltivati da partiti di centrodestra, mentre poliziotti e carabinieri, negli slogan sessantottini di sinistra, non è che siano mai stati propriamente esaltati.

A Modena invece il mondo si è rovesciato!.
Come ho anticipato, quando in Consiglio comunale, Pd e Sinistra per Modena hanno votato un ordine del giorno per chiedere al governo (di centrodestra) 25 nuovi agenti di polizia, Pdl e Lega Nord hanno fatto sentire un sonoro e convinto «No!».

L’ordine del giorno approvato, impegna il sindaco e la giunta «a sollecitare il Governo al rispetto del Patto per la sicurezza sottoscritto il 18 luglio 2007, trasferendo nel capoluogo di provincia i 25 agenti di polizia previsti e impedendo che il blocco del turnover del personale porti l’organico in situazione di sofferenza».

Una richiesta più volte ripetuta e sfociata anche in due «missioni invernali» a Roma per presentare il problema al sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano.
E, forse non tutti ricordano, al secondo viaggio verso la capitale, quello del 12 Febbraio, partecipò una delegazione bipartisan, composta, oltre che da sindaco e rappresentanti dei comitati, anche dai parlamentari modenesi, Carlo Giovanardi e Isabella Bertolini compresi.

Perché dunque ora il Pdl vota «No!» in Consiglio comunale?

Sarebbe stato decisamente più coerente per Pdl e Lega, associarsi alla richiesta che la maggioranza intende presentare.
Soprattutto in vista del fatto che il governo taglierà 3 miliardi di euro al Ministero degli Interni.

Ma la vicenda rischia di diventare davvero ridicola se consideriamo che lo Stato per onorare il patto per la sicurezza, l’anno scorso, 25 agenti li ha inviati, peccato che contemporaneamente si sono avuti 24 pensionamenti e trasferimenti.

Apprendendo questi fatti viene spontaneo invitare i nostri “cari” politicanti a tenere posizioni più coerenti con quanto espresso quotidianamente e nell’interesse dei cittadini, evitare di fare sempre e solo i bastian contrari.


IlSandrone

MODENA - Nuovo procuratore aggiunto, dall’antimafia arriva Lucia Musti


«I Casalesi sono infiltrati pesantemente, lavorano, investono qui a Modena, che ormai è considerabile una filiale di Casal di Principe».

Così si è presentata ia Modena il nuovo procuratore aggiunto Lucia Musti, che proprio per la specifica competenza sulle mafie sarà in grado di dare un contributo importante per la nostra realtà assediata dalla Camorra, quella degli affari più che delle pistole.

Anche se deve ancora confrontarsi col procuratore della repubblica Vito Zincani, la dottoressa Musti dovrebbe coordinare il nuovo pool sulla criminalità organizzata, composto da un gruppo specializzato di investigatori.
Come sostituto della Dda di Bologna ha stroncato l’associazione dei crotonesi infiltrati in Riviera e coordinato importanti indagini sulla mafia, ma è proprio sul clan dei Casalesi ad essersi specializzata negli anni, assicurando alla giustizia il commando che gambizzò a Riolo di Castelfranco nel maggio 2007 Giuseppe Pagano, l’imprenditore edile punito per aver testimoniato contro il boss Raffaele Diana.

«Qui ritrovo colleghi con cui ho lavorato e che stimo - ha dichiarato la dottoressa Lucia Musti
- non mi chiedete nel merito, devo ancora parlare col procuratore che deciderà per il meglio.
Posso solo dire che metterò a disposizione la mia competenza specifica sulle mafie e sui Casalesi, Clan che ha fatto di Modena una vera succursale.
Serviranno naturalmente le professionalità di tutti, a partire dai carabinieri e dalla squadra
Mobile che vantano grande esperienza sul territorio. La Camorra è presente: lo dimostrano
le indagini coordinate da Napoli e Bologna, i sequestri di beni e le condanne a Parma, le operazioni qui a Modena».
Troppo presto per stabilire il ruolo operativo ma quel che è certo è che il pool specializzato
sulla criminalità organizzata potrà portare ad un salto di qualità importante nelle indagini.
Anche se non potrà sconfinare per competenza, che spetta naturalmente alla Dda di
Bologna (già con la presenza dell’aggravante dell’articolo 7), i fascicoli potranno, per esempio, essere seguiti a Modena col meccanismo dell’applicazione, ossia l’affiancamento di un sostituto della Dda bolognese.

Tutte modalità che ora le Procure avranno il tempo di studiare.
«Per il momento - conclude Musti - mi sento di dire che lavoreremo con la collaborazione di tutti, soggetti istituzionali e associazioni, per il nostro territorio. Un territorio che va difeso, altrimenti lo perdiamo».

venerdì 25 settembre 2009

MODENA - Commercio, boom di richieste per la cassa integrazione!


Secondo un’indagine di Confesercenti a rischio sono soprattutto i contratti a progetto.

L’ occupazione è in picchiata, nei mesi di Luglio e Agosto, infatti, non sono stati registrati miglioramenti nei settori del commercio, del turismo e dei servizi.
A prevalere è ancora il segno meno, con una media che si assesta al -7,2% rispetto a Luglio 2008, anche se le imprese sembrano avere trovato una strada per reagire alla crisi: conservare il patrimonio costituito dai collaboratori.
Infatti è in costante aumento il numero di imprese che fa ricorso agli ammortizzatori sociali.


Le aziende del commercio che hanno attivato la procedura sono state 13, interessando ben 65 dipendenti dei 98 che sono complessivamente occupati.
Questo è quanto emerso da un’indagine effettuata da Confesercenti Modena e relativa al periodo estivo.
«Le difficoltà - ha affermato il presidente provinciale Massimo Silingardi – non sono finite, ma è positivo che si stia facendo uno sforzo importante per cercare di assicurare la continuità del lavoro».
Secondo Confesercenti, a soffrire in questo momento sono prima di tutto i contratti a progetto (-16%).
Tra i settori in difficoltà, uno dei più esposti è quello dei pubblici esercizi: rispetto al medesimo periodo del 2008 il calo medio segna un -15%.
Vanno invece “meno peggio” i piccoli negozi alimentari, -4,3%.

giovedì 24 settembre 2009

MODENA - Nel 2008 il Comune ha pagato una maxi bolletta di 70.737 euro per pagare i cellulari di assessori, consiglieri comunali, dirigenti, tecnici,


Passando sotto le finestre degli uffici comunali, si può avvertire la sinfonia dolce/amara di un’orchestra di cellulari che squillano in un tripudio di comunicazioni a carico della collettività.



In tutto il Comune, mette a disposizione 262 telefonini (attualmente 74 sono liberi), mentre le carte sim sono 519, perché qualcuno preferisce conservare il proprio telefonino pur accettando la sim.

Da ciò che si appreso dall’ultimo consiglio comunale, per quanto riguarda amministratori e consiglieri le sim e i cellulari vengono ritirati alla scadenza del mandato, ma ci può essere confusione perché alcuni chiedono la portabilità del numero, per non perdere i contatti acquisiti.
Quindi capita che alcuni neo assessori in possesso della nuova sim abbiano ricevuto telefonate destinate a colleghi non più in carica.
Le sim fornite sono abilitate a chiamare solo i telefoni dell’amministrazione, eccezion fatta per 188 che possono contattare anche un massimo di 80 numeri esterni.

Il numero di 262 cellulari a disposizione di tutti questi soggetti mi sembrano decisamente tanti, e anche le spese risultano piuttosto alte.
Invito i consiglieri dell’opposizione a richiedere l'accesso agli atti per «verificare il dettaglio delle spese».


IlSandrone

I giovani non fanno più bambini !. E’ il momento di alleggerire il carico fiscale sulle nuove famiglie.


Lo scorso Settembre sono stato una settimana a Stoccolma in Svezia, un giorno entrando in un ristornate, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel vedere che ai tavoli erano sedute tante giovani coppie con al seguito almeno tre figli!.
Mi son detto, in Italia non si fa altro che parlare di Welfare ma secondo me i nostri “cari” politici non hanno nemmeno lontanamente l’idea di che cosa sia davvero il “Welfare State”.

Io credo che a coronamento di un bel rapporto ci sia la nascita di uno o più figli, e non credo a coloro che etichettano le nuove generazioni come sfaccendati o senza valori morali.
I politici dovrebbero rivedere le fondamenta dei supporti che possono garantire alle giovani coppie una dignitosa esistenza.

Intanto i soldi spesi per i figli non devono essere tassati, “investire sulla famiglia significa risparmiare sulla spesa sociale”.
Sono d’accordo sull’introduzione di un quoziente familiare che determina l’imposizione fiscale.
Auspico che si arrivi ad un sistema fiscale che sostituisca le attuali detrazioni Irpef con le deduzioni dal reddito dello stesso importo per tutti i nuclei familiari a prescindere dal reddito.

Mi spiego meglio, si dovrebbero poter dedurre 2mila euro per un figlio a carico, 3mila euro per due, 4mila per tre, 5mila per quattro…

La famiglia non dev’essere più intesa solo in un obsoleta ottica di sostegno, ma deve diventare ed essere avvertita come una grande opportunità.
E’ un dato di fatto che paesi come Francia e Germania che hanno sempre investito di più nelle politiche familiari, oggi sono quelli che stanno uscendo per primi dalla crisi.

E’ il momento di smetterla con strategie attivate solo per correre in aiuto della famiglia quando sono in un grave stato di bisogno.
Adesso occorre mutare radicalmente l’approccio a tutto ciò che riguarda “la Famiglia” è questa
la vera questione sociale, il vero motore che determinerà le sorti dell’intera collettività.

Prima i nostri “cari” politici inizieranno a smettere di azzuffarsi per una poltrona, prima inizieranno a confrontarsi col mondo reale fatto di laureati da 1000 euro al mese e prima ricominceremo a respirare.




IlSandrone

mercoledì 23 settembre 2009

Tutto esaurito per il Fatto al debutto nelle edicole


Quasi non ha fatto in tempo ad arrivare nelle edicole questa mattina la prima copia del Fatto, il nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro. Le 100 mila copie stampate per l'esordio, spiegano dalla redazione, erano già esaurite alle 9.30 in tutta Italia, tanto che è in corso una ristampa con 50 mila copie - che arriveranno intorno alle 14 solo però nelle edicole milanesi - mentre per domani verranno stampate 250 mila copie.



Con l'apertura affidata ad un articolo di Peter Gomez e Marco Lillo dal titolo "Indagato Letta" (occhiello: "Da dieci mesi e nessuno ne parla") e spazio centrale alla partenza di Annozero
(«Editto su Travaglio mannaia su Annozero»), oltre naturalmente all'editoriale del direttore («Linea politica la Costituzione»), il quotidiano schiera in prima pagina anche le firme di sei collaboratori: Furio Colombo, Antonio Tabucchi, Corrado Stajano, Paolo Flores D'Arcais , Massimo Fini, Luca Telese.
In tilt, questa mattina anche i telefoni, raccontano dalla redazione, tanto che diversi lettori si sono presentati direttamente nella sede del giornale a Roma per cercare la copia che non avevano trovato in edicola.
Gettonati, anche gli abbonamenti, che già ieri avevano superato la soglia dei 28 mila e per i quali anche oggi stanno arrivando moltissime richieste. Il 70 per cento degli abbonamenti, precisa Monteverdi, riguardano il formato pdf, ovvero la copia completa del giornale da scaricare e sfogliare on line già dalla mezzanotte.

MODENA - Decidono i poteri forti, o la politica?


Amministrazioni locali sempre più sotto il tallone dei poteri forti.

Sto seguendo con interesse il dibattito aperto in questi giorni sui più importanti giornali cittadini che cerca di dare una risposta alla domanda che tutti noi ci poniamo in modo sempre più insistente.



Ho appreso così che esiste il concetto di «cinghia di trasmissione», con il quale negli anni ’70 e ’80 s’indicava in Emilia Romagna il legame sistemico tra enti locali, partito, attori sociali ed economici.

Il segretario provinciale della Cisl Francesco Falcone sottolinea che «la cinghia di trasmissione era sbagliata allora ed è sbagliata oggi. La politica deve conservare la propria autonomia ed invece mi sembra che attualmente sia la finanza e l’equilibrio dei bilanci a guidare la politica, che vive in una condizione di debolezze e di sudditanza».

Un esempio? Le multiutility e le infrastrutture.

Falcone ha fatto notare che ha proposto da tempo la realizzazione a Modena di un distretto per le energie alternative con il sostegno diretto di Hera ma non ho ancora ricevuta alcuna risposta.

Evidentemente l’azienda non si vuole impegnare, a conferma del fatto che non è la politica
a governare Hera, ma Hera a governare la politica.

L’amministrazione pubblica, deve fare sintesi tra i cittadini e non dipendere da altri poteri o soggetti intermedi che fanno lobby.

Secondo il segretario della Uil Luigi Tollari a condizionare fortemente l’attività amministrativa
è invece l’ingombrante presenza del partito: «Il sindaco Pighi e il Consiglio comunale hanno le mani legate, non sono in grado di effettuare una serie di scelte».

Le forze politiche invece decidono tutto, perfino i vertici delle aziende sanitarie, ovviamente non in base a meriti che questi pseudo dirigenti dimostrano sul campo.
Questo inaccettabile dato di fatto sta alla base delle tante storture, malasanità e clientelismi che portano ai disservizi offerti a fronte della cospicua tassazione a cui sono invece sottoposti i cittadini.


IlSandrone

MODENA – Spostare il Sert lontano dal centro storico?


I Sert, sono i servizi per le tossicodipendenze previsti dal sistema sanitario nazionale per la cura, la prevenzione e la riabilitazione delle persone che hanno problemi con alcool e droghe.



Da giorni impazza il dibattito tra chi li vuole in città e chi li vorrebbe fuori dalla cintura urbana.
A Modena da sedici anni il punto di riferimento è la sede di via Sgarzeria, in pieno centro dove residenti e negozianti da tempo chiedono il trasferimento nell’area del Policlinico per questioni di sicurezza.

Diamo un occhiata dove si trovano esattamente i Sert delle altre città emiliane?

Partendo da nord, a Piacenza il servizio è stato trasferito dal 2005 in piazzale Milano, uno degli accessi alla città, nella nuova sede dei Servizi territoriali del distretto urbano.

Scendendo a Parma, il servizio tossicodipendenze si incontra in strada dei Mercati, a circa due chilometri dal centro storico: proprio a Giugno scorso, l’amministrazione ducale ha deciso di chiudere il vecchio Sert di via Spalato, in zona Oltretorrente (più vicina al centro) in un’ottica di riqualificazione dell’area.

A Reggio Emilia, invece, il servizio si trova sulla via Emilia, in località Ospizio, circa un chilometro prima dell’accesso alla città venendo da Modena.

Spostandosi a Bologna, l’attività è stata suddivisa in otto sezioni, di cui le due sedi cittadine si trovano in via Emilia Ponente (Sert ovest), e in via Carpaccio (Sert est), entrambe a circa un chilometro e mezzo dagli accessi alla città.

Sede più centrale per il Sert di Ferrara, che però ha separato il centro operativo di via Kennedy dal Centro di farmacoterapia di via Mortara, appena dentro la cinta muraria.

A Ravenna, invece, il servizio tossicodipendenze si trova in via Rocca ai Fossi, a pochi metri dal reticolo di vie che formano il centro storico. La città romagnola ha però deciso di ricavare una nuova sede nell’area ospedaliera: poco più di un mese fa, il sindaco Matteucci ha esortato l’Azienda Usl a completare il trasferimento nel giro di pochi mesi, almeno per quanto riguarda il servizio di distribuzione del metadone.

A Forlì il Sert si trova in via Orto del Fuoco, uno dei punti d’accesso alla città, mentre a Cesena le attività si svolgono nell’area ospedaliera di via Brunelli.

A Rimini, invece, la struttura è in via Tonti, nei pressi della stazione ferroviaria.

Il modus operandi delle provincie della nostra regione, sembrerebbe dar ragione a quanti auspicano un trasferimento fuori dalla cintura urbana del Sert, io personalmente non ne sono del tutto convinto.
Credo che le cause dell’evidente condizione di degrado in cui versa Via Sgarzeria siano da ricercare altrove.


IlSandrone

martedì 22 settembre 2009

MODENA - «Nuovo Piano casa, le amministrazioni modenesi non informano i cittadini sulle importanti novità che entreranno in vigore»


Lo stato di salute degli edifici modenesi non è dei migliori e necessita di una revisione.

Sia in termini di sicurezza, per adeguare le strutture anche alle nuove norme anti-sismiche,
che dal punto di vista energetico, per apportare le migliorie necessarie a ridurre i consumi.
E, per rinnovare il patrimonio edilizio, perché non approfittare del nuovo «Piano Casa» sul quale sono chiamate a decidere (entro il 21 settembre, come previsto dalle direttive regionali) anche le amministrazioni modenesi?

E’ quanto propone l’ Ordine degli Ingegneri della provincia di Modena che, dopo avere scattato una fotografia alquanto negativa sui complessi abitativi attuali, richiama l’attenzione degli enti locali sulla situazione odierna.
«A seguito di un’intensa attività di analisi dello “stato di salute” degli edifici costruiti negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta nel territorio modenese - spiegano dall’Ordine - abbiamo rilevato, in tutta la provincia di Modena, numerosi casi che presentano segni di grave deterioramento.
La causa principale del diffuso degrado edilizio a cui stiamo assistendo consiste nella bassa qualità dei materiali impiegati per la costruzione, oltre a usi e consuetudini di manutenzione non adeguati e che, in diversi casi, hanno peggiorato la situazione anziché contribuire a migliorarla».

Un’altra nota dolente concerne l’efficienza energetica «inadeguata» di diverse strutture.
«Molte abitazioni vetuste – sostengono dall’Ordine - “consumano” notevolmente più energia rispetto a quelli realizzati negli ultimi vent’anni.
Questo é un aspetto marginale, che sempre più di frequente contribuisce a deprezzare gli immobili. Premesso questo, come Ordine sottolineiamo come il “Piano casa” rappresenti un’occasione da non perdere per rinnovare il patrimonio edilizio locale: laddove non vi sia un preponderante valore ambientale o architettonico da salvaguardare, non ha più senso ostinarsi nel conservare edifici costruiti con criteri obsoleti, che oltretutto in caso di terremoto presentano un grave rischio per gli occupanti.

In questo contesto, le amministrazioni modenesi si stanno segnalando più per la loro assenza che per lo spirito di collaborazione nei confronti dei cittadini e dei professionisti.
A pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove norme, infatti, ci risulta che soltanto due Comuni su 47, ovvero Castelfranco e Nonantola, abbiano organizzato incontri pubblici e momenti di confronto ed approfondimento sulla materia.

Tutti gli altri hanno ritenuto superfluo informare i propri cittadini sulle importanti novità
che entreranno in vigore».

MODENA – ALLOGGI PUBBLICI, IL 50% VIENE CONCESSO AGLI STRANIERI


Sempre più dura la vita per chi vive in condizioni d’indigenza a Modena.
Gli attuali criteri per l’assegnazione di un alloggio, se non modificati, porteranno inevitabilmente ad una situazione di forte tensione fra poveri!.

Secondo i dati forniti dal settore politiche sociali e l’integrazione del Comune di Modena, il 50% degli alloggi pubblici, viene infatti concesso agli stranieri.

In dettaglio, dei 304 alloggi pubblici e privati concessi dal Comune di Modena tra il 2007 ed il 2008, 143 di questi sono occupati da cittadini stranieri.

Purtroppo, ed è un dato di fatto, i criteri con cui si stilano le graduatorie ad oggi tendono a penalizzare notevolmente gli italiani.


Numeri alla mano, osserviamo che la percentuale sfiora il 50%.
Una sproporzione inaccettabile, se consideriamo che la percentuale di stranieri a Modena e di circa il 10%.
Ciò significa che le politiche dell’amministrazione modenese, continuano a privilegiare gli stranieri e a penalizzare ingiustificatamente le famiglie italiane in difficoltà nell’accesso agli alloggi pubblici.

Nel caso di appartamenti privati gestiti e dati in affitto dal Comune attraverso l’agenzia per la casa, quelli concessi a stranieri sono più della metà del totale, ovvero 65 rispetto ai 126 total.
La percentuale supera invece il 43% per gli alloggi pubblici concessi direttamente dall’amministrazione.

Alla luce di questa situazione paradossale, credo sia il caso di rielaborare i criteri di accesso alle graduatorie, per ristabilite pari opportunità e pari diritti tra chi quotidianamente deve già combattere per far fronte alla situazione di povertà in cui versa.

Sembrerà populista e demagogico, ma andate a raccontarlo voi al mio amico Rino della bocciofila, che da bravo lavoratore, prima di andare in pensione, ha contribuito una vita al sostegno dello stato sociale ed alla realizzazione di quegli alloggi popolari che, oggi che ne avrebbe bisogno, in base ai criteri utilizzati, gli vengono negati.

Quando lo sento imprecare, e gli sento farfugliare cose del tipo “Ha ragione la Lega, oggi abbiamo meno diritti e meno sostegni degli ultimi arrivati!”.

Non posso che convincermi che qualcosa in questo sistema si è inceppato.
Agli occhi dell’uomo della strada risulta ingiusto, squilibrato e discriminante.

Io dico si ad accogliere chi viene in Italia per lavorare, per farsi una famiglia, per partecipare attivamente e produttivamente alla vita sociale.
Ma è fondamentale, per evitare l’odio verso lo straniero (beceramente cavalcato dalle destre), mettersi ad un tavolo e riesaminare tutto lo stato dell’attuale Welfare italiano.

Spero che quest’appello giunga anche all’attuale giunta comunale.


IlSandrone

MODENA – 1.300 euro per ogni giorno lavorativo al direttore generale Mara Bernardini!


In questi giorni mi è capitato di leggere sui giornali una notizia che mi ha lasciato davvero senza parole.
In tempi di forte crisi, mentre tutti noi tiriamo la cinghia per arrivare a pagare il mutuo, le rate dell’auto, bollette e tasse comunali varie… i dirigenti del Comune di Modena trovano “etico” aggiungere ai già faraonici stipendi che prendono, altre ricchissime retribuzioni!.

Il Comune di Modena infatti si riconferma il più “generoso” con la propria classe dirigente che, secondo i dati ufficiali, risulta la più numerosa e ben pagata.

Appena 41 persone, pur con notevoli differenze di stipendio, si dividono 3 milioni 900mila euro ogni anno!.

Una delle figure di maggiori responsabilità come il direttore generale Mara Bernardini percepisce oltre 290mila euro di stipendio, circa 1.300 euro per ogni giorno lavorativo, più del doppio di quanto succede a Reggio Emilia.

In un periodo di grandi difficoltà come quello odierno non sarebbe più corretto che venissero ridotti i costi della politica ?.

Non sarebbe più rispettoso nei confronti di chi non arriva a fine mese o ha addirittura perso il lavoro, eliminare i costi connessi al raddoppio o al triplicarsi di poltrone riccamente retribuite ?.

Poltrone che, per poter essere “occupate” in modo responsabile, dovrebbero, ovviamente, “portar via” tempo ed attenzioni dall’incarico principale che, nel caso in oggetto, è proprio quello di direttore generale.

Non so quindi quanto siano “etici” i quattro incarichi ricoperti dalla dottoressa Bernardini.

Direttore generale del Comune per il quale percepisce 290mila euro.

Membro del consiglio d’amministrazione di Hera, euro 50mila retrocessi, forse a titolo definitivo, all’amministrazione.

Consigliere d’amministrazione di Acantho, società di derivazione Hera, per 25mila euro.

Membro del comitato per la remunerazione di Hera, altra società legata alla multi utility per euro 25mila euro.

Sarebbe il caso di chiedere al Comune di Modena, come vengono valutati gli ultimi due compiti della Bernardini e se non sia il caso che questi ultimi tre incarichi, di nomina politica, debbano essere affrontati in maniera politica.
Ed in particolare gli ultimi due che non possono non portar via tempo ed attenzioni dall’incarico principale, debbano essere affrontati ugualmente alla retribuzione percepita da Hera e retrocessi al Comune stesso.

Sabato mattina, quando sarete in fila allo sportello per pagare la rata del mutuo o l’affitto, bollette, tasse comunali, multe… se vi capita incazzatevi pure un po’, ne avete tutti i diritti.


IlSandrone

BASSA MODENESE «Cariche in Aimag e Coimepa» - Mantovano presidente, i Grillini non ci stanno!.


Presidente della commissione provinciale per la tutela dell’ambiente e membro del Consiglio di Amministrazione di Aimag.

Sono le due cariche ricoperte da Ivano Mantovani (ex sindaco di Concordia) che per Lidia Castagnoli delle Liste Civiche a 5 Stelle BeppeGrillo.it rappresentano un’anomalia.

«Colpisce che Mantovani sia stato scelto per presiedere una commissione che eserciterà una funzione strategica nella funzione di indirizzo e di controllo politico-amministrativo del Consiglio Provinciale, svolgendo attività preparatoria e consultiva su temi che fanno riferimento ad una delle aree più delicate per il nostro territorio, quella cioè di tutela dell’ambiente - attacca l’ex candidata alla presidenza della Provincia di Modena.

- Se è vero infatti che Mantovano ha al suo attivo una lunga esperienza di amministratore è però anche vero che è membro del Consiglio di Amministrazione di Aimag, e Amministratore Delegato di Coimepa Srl, una società di distribuzione del gas nella vallata destra del Panaro».

Cariche che non rassicurano i «Grillini» visto che i tanti interessi che ruotano attorno alle due
realtà industriali e che si intersecano con le questioni ambientali.

«Sapere quindi che il neo Presidente della più importante Commissione provinciale è consigliere della multiutility Aimag non ci rassicura, e immaginiamo con sospetto le audizioni
sugli impianti di compostaggio e sugli inceneritori,considerati gli interessi di Aimag sullo smaltimento delle frazioni organiche da raccolta differenziata di cui gli impianti di Massa
Finalese e Fossoli sono già destinatari, e considerate le potenzialità di smaltimento dell'impianto a biomasse previsto a Finale Emilia, una volta attuata la riconversione dello zuccherificio di Massa.

- conclude Lidia – Data la delicatezza della situazione del territorio e dei rapporti istituzionali in essere, crediamo che i cittadini della Provincia meritassero un residente di Commissione meno coinvolto nel business».

MODENA - «Mercato ortofrutticolo, quale futuro? Dal Comune aspettiamo ancora risposte»


La Fiesa Confesercenti Modena alla nuova giunta.

E’ a rischio il futuro del mercato all’ingrosso di frutta e verdura e la sopravvivenza di alcune aziende!.

A lanciare l’allarme è la Fiesa (Federazione Italiana Esercenti Specialisti dell’Alimentazione) Confesercenti Modena, che punta il dito sul destino della struttura di via del Mercato, la cui attività è vitale per tante piccole e medie imprese che operano nel commercio e nella ristorazione.

«L’amministrazione comunale deve chiarire il modo in cui è intenzionata ad agire», si legge in una nota, «dal momento che nessuna risposta è pervenuta ai diretti interessati, nemmeno in merito ad una sua eventuale nuova collocazione in un altro quartiere cittadino».

Secondo la Fiesa, infatti, il mercato ortofrutticolo rappresenta una realtà di primissimo piano ed è un punto di riferimento verso cui ogni giorno si rivolgono un numero considerevole di dettaglianti e cittadini.
«La sua chiusura senza una valida alternativa comporterebbe per venditori di prodotti ortofrutticoli, gestori di bar, ristoratori, commercianti e ambulanti, figure che abitualmente si approvvigionano al mercato, un forte disagio», spiegano: «sia perché si dovrebbe andare sino a Bologna, sia perché questo determinerebbe un inevitabile aggravio di costi».

E l’appello viene mandato diretto alla nuova giunta comunale, con l’invito a spiegare i propri progetti sulla struttura: «Non sappiamo a che punto è la trattativa con gli operatori per la realizzazione della una nuova struttura presso il quartiere Torrazzi».


Il Cittadino Partecipa: un grande inizio


Ciao a tutti,
Domenica abbiamo partecipato ad un bellissimo evento tenutosi a Rovereto (TN).

"Il Cittadino Partecipa"

Idee per riattivare la democrazia in Trentino



DESCRIZIONE DELL’INIZIATIVA
L’evento “Il cittadino partecipa” è un’iniziativa apartitica di democrazia partecipativa in cui i cittadini trentini, scelti secondo un criterio scientifico volto a garantire la più ampia rappresentanza sociale, sono chiamati a discutere in assemblea i problemi e le tematiche emergenti sul proprio territorio. L’assemblea è gestita tramite un ordinato e collaudato metodo di discussione coordinato da esperti di livello nazionale ed internazionale. Le indicazioni provenienti dall’assemblea saranno poi sottoposte agli esponenti della vita politica trentina.
Durante la giornata una serie di relatori nazionali ed internazionali, descritti nelle pagine successive, si avvicenderà per discutere di democrazia nel Trentino, democrazia diretta e democrazia partecipativa.

IL PERCHÉ DELL’INIZIATIVA

Nella provincia di Trento c’è una reale democrazia? Oppure il cittadino è considerato solo al momento
del voto?
Singoli cittadini e associazioni apartitiche come Trento Attiva e PartecipAzione Cittadini Rovereto, impegnate a promuovere maggiore partecipazione e un approfondimento e miglioramento della democrazia rispettivamente a Trento e a Rovereto, si sono poste queste domande ed hanno avviato un percorso di discussione sull’argomento.
Dal confronto di visioni e sensibilità diverse è emersa l’idea di sperimentare anche in Trentino, primi in Italia, gli strumenti di democrazia partecipativa ampiamente utilizzati in nord-Europa e nei paesi anglosassoni.
Il progetto “Il cittadino partecipa” si basa quindi sulle esperienze partecipative quali, ad esempio, i Town Meetings del XXI secolo (ampiamente utilizzati negli USA), i “Sondaggi Informati” (USA, in Gran Bretagna, e Australia), le Giurie dei Cittadini (in USA), le Consensus Conferences (in Danimarca), le Cellule di Progettazione (in Germania).

Molte di queste iniziative sono usate concretamente come strumento di supporto alla democrazia rappresentativa. Ognuno di questi metodi ha caratteristiche precise, diversi aspetti positivi e negativi ed è stato affinato da esperti nel corso degli anni. Inoltre, alcuni di questi sono tutelati da diritti di utilizzo e vengono attuati da esperti che operano nel mondo universitario su commissione di enti pubblici o di amministratori sensibili a queste tematiche.

GUARDA L'INTERVISTA A PAOLO MICHELOTTO

E ecco le proposte che hanno raggiunto il maggior numero di consensi che ora saranno presentate ufficialmente alla Giunta provinciale, al Presidente della Provincia e al Consiglio provinciale.

Proposta effettuata da: Titolo: Voti:
Ruggero P. Assemblee di confronto tra amministrazione e cittadini 52
Emilio P. Abolizione quorum tutte consultazioni referendarie 49
Ezio F. Acqua gestita in maniera pubblica (gas naturali) 42
Sebastiano M. Comune dia ai cittadini i terreni per coltivare 42
Miriam G. Voto agli immigranti 40
Simonetta G. Partecipazione dei cittadini sulla scelta di progetti ad impatto ambientale 40
Carlo D. Sei d’accordo per una mobilitazione popolare in merito alla strategia sullo smaltimento dei rifiuti inceneritore compreso 37
Sandro A. In fase di progettazione urbanistica offrire opzioni tra cui scegliere 35
Irene M. Educazione civica nelle scuole 31
Francesca M. Democratizzare il processo referendario in trentino 29
Simonetta F. Valutazione d’impatto di genere dei provvedimenti amministrativi

Una giornata davvero incredibile.

Ciao a tutti.

IlSandrone

Info e dettagli : http://www.paolomichelotto.it/blog/

lunedì 21 settembre 2009

MODENA - «La rivoluzione dei bus rischia di essere un bluff»


Il primo giorno del servizio pubblico “invernale” a pieno ritmo è andato decisamente male, come qualcuno aveva previsto.


«Le modifiche introdotte sulle linee, la rimodulazione degli orari e la conseguente riorganizzazione dei turni di servizio, hanno già trovato una forte presa di posizione da parte delle Organizzazioni Sindacali e degli autisti Atcm, ma sicuramente vedranno malcontento e proteste anche da parte degli utenti».

Così i sindacati e il comitato utenti rilevano in una nota come già Martedì mattina si siano toccate con mano, in città, le anomalie introdotte nel nuovo servizio «tese a ridurre massivamente i costi a scapito di tutto il resto, con il risultato che i tempi e gli orari non sono stati rispettati su diverse corse: le linee 9 e 10 hanno avuto 40 minuti di ritardo, le linee 8 e 14 dai 25 ai 30 minuti.

Questa rivoluzione rischia di essere un grande bluff!».

Disagi, secondo sindacati e utenti, si sono riscontrati anche su altre linee urbane ed extraurbane.

«Oltre alla protesta dei lavoratori di Atcm, e alla possibile proclamazione dello stato di agitazione, nei prossimi giorni - si conclude la nota sindacale - si annuncia sempre più evidente ed eclatante la protesta del Comitato utenti».